MALTRATTAMENTO IN FAMIGLIA A DANNO DEI MINORI (G. Garozzo)

 

La società ha iniziato a rendersi conto che i rapporti tra adulto e bambino non sono sempre improntati all’affetto e al rispetto, che la decantata tenerezza verso l’infanzia è a volte sostituita o coniugata con violenze di vario tipo, che l’amore verso il fanciullo non impedisce l’esplosione di odio e di aggressività dell’adulto verso chi disturba ed è percepito come rivale negli affetti, che il concetto di aiuto alla crescita è spesso sostituito da un senso di proprietà che si estrinseca nella convinzione di poter fare del figlio ciò che si vuole. È da sottolineare, infine, che, sebbene l’abuso sessuale sia la forma più evidente di violenza, esiste una gamma svariata di comportamenti molto più subdoli, difficili da scoprire, che conducono comunque a bambini psicologicamente bloccati, anche se non fisicamente abusati[1].

Sia sul piano civile che penale, sono state approvate molte leggi a tutela dell’infanzia e del minore (ad esempio quella sulla pedofilia e sullo sfruttamento sessuale), con particolare attenzione ai pericoli a cui il minore può essere esposto proprio all’interno della famiglia.

Dal punto di vista penalistico, l’ordinamento giuridico ha formulato alcuni articoli volti alla tutela dei minori, ed in particolare l’abuso di mezzi di correzione e di disciplina (art. 571 c.p.) ed i maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.).

 In questa sede si vogliono considerare in particolare le differenti forme intrafamiliare di abuso all’infanzia (child abuse) e i loro aspetti clinici:

·   Maltrattamento fisico: esso può essere definito come l’utilizzazione intenzionale, non accidentale della forza fisica attraverso cui il minore è oggetto di aggressione (ceffoni, percosse, morsi, spintoni, calci, ecc.) con conseguenze fisiche che possono spingersi fino alla morte, da parte dei familiari (il padre, la madre, o chiunque abbia il compito di occuparsi del bambino).

·   Violenza sessuale: è una delle manifestazioni più gravi di violenza dentro la famiglia; il bambino può essere coinvolto come membro attivo o anche come semplice spettatore nelle attività sessuali dell'adulto. Può quindi subire una violenza carnale o sottostare ad atti di libidine o, ancora, costituire lo stimolo necessario perché elemento chiave dell’abuso sessuale intrafamiliare, oltre all’invasione devastante dello spazio corporeo, alle distorsioni sessuali nell’età adulta ed alla confusione dei ruoli parentali, sono il tradimento del rapporto di fiducia e di protezione, lo sfruttamento della situazione di totale dipendenza psicologica e materiale, l’inganno attraverso cui l’adulto agisce e nel contempo nega la realtà dei fatti, il segreto a cui il minore è costretto con ricatti affettivi e minacce, l’isolamento che il minore subisce (a volte anche involontariamente) da parte degli altri che non sanno. Molti studi, concordano nell’affermare che il verificarsi di questo tipo di reato è indipendente da parametri quali la classe sociale, il livello di istruzione, la razza o l’etnia. Gli autori dell’abuso non hanno, nella maggior parte dei casi, né precedenti penali, né comportamenti esterni chiaramente criminali o patologici. È stato rilevato che i padri che abusano delle figlie sono spesso apparentemente normali ed affettuosi[2].

·   Abuso psicologico: esso caratterizza i contenuti emotivi di segno negativo causati da ogni forma di sopraffazione e di strumentalizzazione; la gravità della «lesione emotiva» è connessa al tipo di relazione affettiva tra il bambino e l’adulto abusante e allo status di potere che assume l’adulto all’interno di quella relazione; questo tipo di maltrattamento sfugge spesso alla vigilanza dell’ambiente circostante, anche perché a volte assume la maschera dell’educazione, proponendosi di spezzare la volontà del bambino per farne un essere docile e obbediente, così come sfugge ai rilievi e alle statistiche. La violenza psicologica può annullare a tal punto la fragile personalità del bambino da annullarlo psichicamente, poiché l’abusante non può ucciderlo fisicamente per conservare una buona immagine di sé, «organizza un omicidio psichico [...] niente tracce, niente sangue, niente cadavere. Il morto è vivo e tutto è normale».[3]

Tra le tipologie di abuso psicologico, molto precisa appare la classificazione di Telefono Azzurro che così elenca: il rifiutare, inteso come atto di non ascolto, di non accettazione, di rifiuto/l’isolare, inteso come un atto di separazione che non consenta interazioni o relazioni con i coetanei o con altre figure di riferimento/l’intimorire, inteso come un atto che procura paure al bambino per mezzo di minacce violente/l’umiliare, inteso come atto che priva il bambino della sua dignità, come gesto che lo mortifica profondamente e lo getta nello sconforto totale/il corrompere, inteso come atto che rende il bambino disadattato, antisociale/lo sfruttare, inteso come un atto che strumentalizza il bambino, utilizzandolo a proprio vantaggio e profìtto/il non riconoscere la sensibilità psicologica, inteso come atto che non tiene conto delle cure necessarie per promuovere un sano sviluppo socio emotivo.

La messa in atto, da parte di un adulto, di tali comportamenti può provocare del bambino una massiccia frustrazione con una serie di conseguenze psicologiche e comportamentali a breve e a lungo termine[4].

·   Trascuratezza: essa ricorre allorquando le cure sono carenti e può essere di tipo fisico e psicologico, in tal caso il minore subisce gli effetti delle omissioni a carenze dei familiari nel provvedere risposte corrette a bisogni fisici e/o psichici, il bambino infatti è abbandonato a se stesso e non può soddisfare le sue esigenze primarie di tipo materiale. Questa tipologia di maltrattamento comprende: l’incuria fisica, la quale consiste nella privazione delle risorse o delle cure necessarie a causa di un comportamento intenzionalmente negligente e non consono alle reali disponibilità e ai canoni culturali e sociali, tale da poter compromettere lo sviluppo psico-fisico del bambino[5].

Un’altra tipologia particolare di maltrattamento è la patologia della somministrazione delle cure rappresentata dalla discuria e dall’ipercuria: con la prima, si definisce la condizione in cui vengono somministrate al bambino cure non adeguate all'età che ha, mentre con la seconda, si definisce la condizione in cui vengono somministrate al bambino cure eccessive. L’ipercuria è detta anche sindrome di Munchausen per procura, in quanto il bambino di per sé sano, viene continuamente sottoposto, su richiesta del genitore, a numerose analisi. Tipicamente in questi casi può riscontrarsi una storia clinica del bambino caratterizzata da una sequela di diagnosi e di interventi non risolutivi.

La discuria e l’ipercuria rappresentano sempre la conseguenza di disturbi psicopatologici più o meno gravi nei genitori, mentre per la trascuratezza (o incuria) questo non è sempre necessariamente vero.

·   Violenza assistita: La commissione scientifica CISMAI che si occupa della Violenza Assistita Intrafamiliare, ha dato la seguente definizione: «Per violenza assistita intrafamiliare - si intende qualsiasi atto di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori; di tale violenza il/la bambino/a può fare esperienza direttamente (quando la violenza avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il minore è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti».

Il fenomeno della witnessing violence, si verifica perciò, quando i minori sono vittime dirette o indirette, consapevoli o inconsapevoli della violenza agita da un familiare su di un altro familiare, ad esempio dal padre o convivente nei confronti della madre, o dei fratelli. Tra le forme di child abuse è la meno studiata ma non meno gravi sono le conseguenze cliniche sul minore sottoposto a questo «abuso emotivo». 

Essa è inoltre indicata come fattore di rischio per altri tipi di maltrattamento come il maltrattamento fisico, la trascuratezza e l’abuso sessuale[6].

Nel caso del bambino, vittima di maltrattamenti in famiglia, si parla di «Sindrome del bambino maltrattato» con riferimento ad una condizione clinica in un paziente in età pediatrica che è stato oggetto di violenza, fisico o psichica, o di negligenza, generalmente ad opera di un genitore o di altra persona adulta.

L’anamnesi, criteri di sospetto: discrepanza tra storia clinica ed obiettività /riluttanza dei genitori a fornire informazioni/il bambino è in età che non giustifica l’evento lesivo/risulta che l’assistenza al bambino è stata prestata con ritardo.

Di estrema importanza appare l'esame fisico del bambino con sospetto di maltrattamento. Innanzitutto l’esame obiettivo deve essere accurato e completo. Possono risultare interessa­ti tutti gli organi ed apparati: la cute, il sistema scheletrico, l’addome, il sistema nervoso (modificazioni dello stato mentale). Quindi la diagnosi differenziale, la quale pone importanti problemi di riconoscimento. Infatti, a seconda della sede delle lesioni, possono essere evocati numerosi quadri di patologia: per dirimere i dubbi è quasi sempre necessario il ricorso ad indagini di laboratorio o ad esami specialistici (come radiografie dello scheletro e studio dell'emostasi). Posta la diagnosi occorre provvedere alla terapia, che comprende una fase immediata, per il recupero fisico e psicologico del paziente e una fase futura, per la rimozione delle cause che hanno provocato il quadro patologico al fine di evitarne la ricorrenza.

Un aspetto particolare del maltrattamento in età pediatrica è la violenza sessuale, nel qual caso occorre innanzitutto che il medico guadagni la fiducia della vittima per raccogliere il maggior numero di informazioni, infatti può, trattarsi di violenza occasionale o protratta, in tal caso il comportamento della vittima e le sue reazioni saranno diversificate in funzione di svariati fattori [7].

Il bambino vittima di “maltrattamento fisico” da parte dei genitori può riportare le seguenti manifestazioni:

Segni Fisici

·   Le lesioni cutanee, sono quasi una costante e per la loro individuazione è quindi necessaria un’attenta osservazione della cute. Le più caratteristiche sono le ecchimosi, gli ematomi, le abrasioni e le lacerazioni. Gli elementi che vanno valutati sono la sede e lo stadio di evoluzione della lesione.

·   Le lesioni oculari, sono caratterizzate da emorragie congiuntivali, sottocon-giuntivali, retiniche, distacchi di retina.

·   Ustioni, possono essere di Iº, IIº o IIIº. Se dovute a maltrattamento si distinguono per la loro localizzazione (alle gambe, braccia, o altri punti coperti dai vestiti come glutei, area genitale) e per la loro forma ("a guanto" o "a calza"). In genere sono causate da immersione in acqua calda a scopo punitivo. Caratteristiche sono anche le cosiddette "ustioni a secco" provocate da oggetti (frequenti sono le bruciature da sigaretta) che possono imprimere sul corpo del bambino la forma dell’oggetto utilizzato (ad esempio il ferro da stiro).

·   i morsi, sono molto frequenti e lasciano segni inconfondibili.

·   Le impronte cutanee, sono lasciate da oggetti utilizzati per colpire, strangolare o legare il bambino (corde, fibbie di cintura, anelli, catene, ...).

·   Le lesioni addominali, sono causate da percosse e in genere si manifestano con perforazioni gastriche e/o intestinali, ma ancor più frequentemente con la rottura del fegato, della milza o del rene. Si possono verificare anche lesioni alla mucosa orale provocate da un’alimentazione costretta e violenta, comprendente talvolta anche la frattura dei denti.

·   I sintomi di avvelenamento o intossicazione, le sostanze usate sono in genere l’alcool, il gas o gli stupefacenti. E’ in aumento l’abuso di medicamenti, in particolare modo di sonniferi, calmanti e analgesici, che hanno la funzione di sedare il bambino ritenuto eccessivamente fastidioso.

·   Le fratture ossee, interessante in particolare quest’ultimo aspetto, perchè esse sono presenti nel 36% dei casi di abuso fisico, si verificano per lo più nei primi tre anni di vita (78%), e in particolare nel primo anno (50%), al contrario di ciò che accade per gli incidenti che raramente determinano fratture in tale epoca.

La coesistenza di due o più fratture è riportata dai diversi autori in percentuali variabili dal 23% al 74%. Le fratture delle ossa lunghe sono le più comuni; quelle interessanti la diafisi si verificano con frequenza quattro volte maggiore di quelle metafisarie-epifisarie. La formazione di nuovo periostio e le fratture metafisarie sono le principali lesioni osservate a carico delle ossa lunghe in caso di abuso.

Si ricorda come vi sono sei fattori di sospetto nelle fratture determinate da abuso: frattura singola con presenza di contusioni multiple/fratture multiple in diversi stadi di guarigione/lesioni metafisi-epifisarie, sovente multiple/ fratture delle coste/ formazione di nuovo osso (reazione periostale)/frat-

ture del cranio in associazione a lesioni intracraniche.

Il ruolo della radiologia

L’indagine radiologica rappresenta un importante contributo per determinare l’esistenza o meno di abuso, anche quando la causa di morte o di ricovero è altra. 

Negli ultimi anni la sensibilità dell’indagine diagnostica è sensibilmente migliorata (TAC, RMN, scintigrafia ossea, ecografia). La diagnosi differenziale va posta con l’ostegenesi imperfetta (OI) anche se non sempre è facile distinguere l’abuso dall’OI sulla base dell’aspetto delle fratture sia perché fratture tipiche dell’abuso (metafisarie, fratture costali...) sono presenti anche nell’OI sia perché segni importanti di quest’ultima (osteopenia, ossa wormiane) non sempre sono presenti. L'osteogenesi imperfecta comprende un gruppo di disordini caratterizzati da frequenti fratture e altre manifestazioni cliniche, aventi come base un’anomalia del collagene di tipo I. La diagnosi di OI non esclude di per sé l’esistenza di un concomitante abuso (come in tutti i casi di malattia cronica)[8].

Segni Comportamentali

Bambini particolarmente ostili all’autorità o estremamente reattivi /bambini eccessivamente aggressivi, distruttivi, iperattivi/bambini violenti con i compagni, con difficoltà a giocare con gli altri/bambini estremamente passivi, "ritirati", sottomessi, scarsamente presenti/bambini "assenti", che mostrano elevata difficoltà di concentraztone e richiedono la costante attenzione dell'adulto/ bambini che mostrano improvvisi e repentini cambiamenti nell'umore/bambini che mostrano sdoppiamenti di personalità/bambini che mostrano un attaccamento indiscriminato e "adesivo" verso gli estranei, sono riluttanti a tornare a casa ma si sottomettono immediatamente per timore della reazione degli adulti/bambini che sembrano dei piccoli adulti e assumono un ruolo "genitoriale" o di pari nei confronti dei propri genitori (role reversal - parental child)/bambini estremamente dipendenti dal giudizio dei genitori/bambini che mostrano consistenti ritardi nello sviluppo psicomotorio, nel controllo sfìnterico, nelle capacità logiche e di pensiero/ bambini che mostrano atteggiamenti autolesivi e distruttivi/bambini che mostrano un comportamento disturbato nei confronti del cibo (anoressia, bulimia, mangiare compulsivamente, ecc.)/bambini che si lamentano o si rifiutano di fare attività fìsica perché gli provoca dolore e disagio.[9]

Per concludere, la diagnosi di abuso ai minori avviene attraverso da segni fisici, segni comportamentali (o sintomi), e comunicazioni, che sono anche gli elementi di prova del maltrattamento subito dal bambino.

 In quanto alle comunicazioni, il più opinabile e problematico elemento di prova, esse consistono in tutto ciò che, riguardo a maltrattamenti, da parte di chi li subisce od altri, viene dichiarato in modo diretto o eventualmente manifestato in modo indiretto per mezzo di test proiettivi, e, nel caso di minori molto piccoli (i quali non forniscono comunicazioni di alcun genere), queste saranno (se ci sono) di testimoni.

Nella convinzione che la diagnosi-prova di abuso ai minori attraverso questi elementi sia tra le più difficili e con la consapevolezza che un errore valutativo può ripercuotersi negativamente, con risultati disastrosi, oltre che sulla vittima dell’abuso, anche sulla sua famiglia e sull’intera struttura sociale, le cautele interpretative e il livello di professionalità richiesto sono necessariamente di grado elevato.

Ciò è quanto emerge dagli studi di Galuppi G. e Canova L. psicologi, Carpignato M. neuropschiatra infantile, e Oddone V. medico legale che fanno capo all’ITP, (Istituto Torinese di Psicologia), un’associazione di specialisti, che lavora in sinergia con i magistrati. Essi sostengono che, visto come tutti gli elementi di prova, nella maggioranza dei casi, siano problematici, perché possono rivestire significati diversi da quelli immeditamente apparenti, segni fisici, segni comportamentali (o sintomi) e comunicazioni debbono essere interpretati.

L’interpretazione, con appositi criteri ed in base a molteplici variabili, confronta tra loro i significati possibili per indicare il più probabile. Essa è necessaria soprattutto per le comunicazioni, perché risentono spesso di potenti fattori che rendono inaffidabile il loro significato manifesto. La valutazione dei segni è di stretta competenza del medico legale che abbia maturato una specifica esperienza in merito.

L’interpretazione dei sintomi psichici riguarda lo psicologo o lo psichiatra e, se questi sono anche somatici, di nuovo il medico legale. Quanto alle comunicazioni, cioè nell’ambito giudiziario, alle testimonianze che spesso sono l’unico elemento di prova, se provengono dagli adulti membri della cerchia familiare, appariranno plausibili e tuttavia mistificatorie. Pensiamo ad esempio alle donne separate che volendo sradicare il padre dalla vita dei figli, riescono a convincersi e a convincerli, spesso infondatamente, che questi li insidia sessualmente, per cui si affrettano a denunciarlo. Per quanto riguarda le testimonianze delle vittime vere o presunte di maltrattamenti, l’interpretazione deve tener conto del livello dei processi mentali del minore e delle influenze ambientali, soprattutto quelle dei familiari sui minori, che sono altamente recettivi e possono essere indotti a percepire la realtà in modo anche profondamente distorto.

Il sistema giudiziario esige che abusi e maltrattamenti sui minori siano accertati mediante perizie. Molto spesso si effettuano tanto la perizia medicolegale, quanto quella psicologica, la quale ultima fornisce le indicazioni più utili solo se non si limita a dichiarare, come purtroppo accade sovente, che il complesso degli elementi emersi «è compatibile con il quadro di abusi e maltrattamenti», quanto piuttosto, esprima giudizi più precisi e meno approssimativi. Solo così procedendo, il magistrato può esprimere il suo libero convincimento col supporto scientifico dei consulenti affidabili scelti dallo stesso e anche nel conforto con quelli di parte[10].

 



[1] Kolb C., Le misure contro la violenza intrafamiliare: aspetti giuridici e sociologici,

in http://dex1.tsd.unifi.it/altrodir/minori/kolb/  cap. I, par. 2.4.2. (si veda infra sub par. b.).

[2] Ibidem

[3] Hirigoyen M.F., Molestie morali, la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro, Torino, Einaudi, 2000, p.  46.

[4] News. L’abuso psicologico. L’abuso psicologico e i dati di Telefono Azzurro, in http://www.memexweb.it/TAzzurro/news/scheda.asp?Id=11&Back=archivio.asp

[5] Associazione Demetra, in http://www.demetra.ch./associazione-chi.html

[6] Dopo il lavoro di definizione della violenza assistita, il lavoro della commissione di studio si è concentrato sulla violenza assistita da maltrattamento sulle madri, fenomeno diffuso e che può arrivare alle estreme conseguenze (omicidio). CISMAI - Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia, in http://www.minori.it/coordinamento/chisiamo/cs03.html;

dello stesso problema si è occupato Telefono Rosa durante l’iniziativa per l’8 marzo 2001, volta ad affrontare le dinamiche violente non solo con riferimento alle donne, Telefono Rosa di Torino, Relazione Annuale 2001, in http: www.mandragola.com/tel_rosa

[7] Balsamo V., Giambelluca S., Giovannini M., Pediatria preventiva e sociale, in A.A.V.V., Pediatria, Bologna, Editoriale Grasso, 1992, pp. 908-910.

 

[8] Quaderni acp on line, Bimestrale di informazione politico culturale e ausili didattici a cura dell’Associazione Culturale Pediatri in http://217.141.150.18/A_Archivio%20Quaderni/Quaderni%20ACP%201997.nsf/0/531dbdf784a60b7ac12566ef004628d5?OpenDocument

[9] Il presente quadro sintetico di Bertotti T., si trova in Cirillo S., Cipolloni M.V., L’assistente sociale ruba i bambini?, Milano, Raffaello Cortina Ed., 1994.

[10] Galuppi G., La ricerca delle prove di maltrattamenti su minori: considerazioni metodologighe, psicologiche, giuridico-giudiziarie e medico-legali, in  «Il diritto di famiglia e delle persone», vol.XXVIII, Milano, Giuffrè, 1999, pp. 315-335.