I DANNI PSICOLOGICI: ALCUNE
CONSIDERAZIONI SULLE LORO IMPLICAZIONI E SUL LORO ACCERTAMENTO PERITALE (G.
Galuppi)
Sommario: 1-Premessa;
2-L’uomo come sistema; 3-Vulnerabilità del “sistema uomo”; 4-Danni organici e
funzionali: loro eziologia fisica o psicogena; 5-La prospettiva del giudice e
le sue difficoltà; 6-Accertamento dei danni psicologici
1 – Premessa.
Si possono accertare i danni
psicologici che derivino dall'esposizione ad eventi nocivi, così come è
possibile farlo per quelli organici? La
questione è di grande interesse, e non soltanto in una prospettiva peritale.
Tuttavia la complessità del problema impone di premettere una sintesi degli
elementi teorici sui cui fonderemo le nostre conclusioni.
Quanto segue, tiene presenti
le moderne dottrine scientifiche che a vario titolo si occupano dell'uomo come
organismo correlato al suo ambiente, ed anche la teoria generale dei sistemi
che ne consente una visione unitaria.
Ma soprattutto, per quanto riguarda la mente, si fa qui riferimento alle
ipotesi di Eccles ed alle idee di Ryle (1).
2 – L’uomo come sistema.
L'essere umano è un sistema
vivente basato sulla integrazione di sottosistemi, ciascuno dei quali ha la
sua relativa autonomia funzionale, benchè tutti restino interdipendenti secondo
relazioni non unidirezionali, ma circolari.
Così come, del resto, sono circolari le relazioni dell'uomo col suo
ambiente, con cui egli integra un sistema che lo trascende, che egli può
influenzare, ma da cui viene influenzato.
Egli - tal quale oggi lo
vediamo - è il risultato di una filogenesi lunga e complessa: i sottosistemi
che compongono il suo organismo, sono costituiti da elementi materiali -gli organi-
e da processi biologici -le varie funzioni cui quelli sono preposti-. E’
possibile classificare questi sottosistemi secondo la tradizionale distinzione
in sistema circolatorio, digerente, nervoso, ecc., ma noi preferiamo concepire
il sistema organismo come un continuum di livelli funzionali
inestricabilmente connessi, che ammettono tuttavia una sorta di stratificazione
piramidale. Livelli anch'essi
interdipendenti, attraverso relazioni circolari multiple, in modo tale che
ognuno di essi, in termini diretti o indiretti, può influire su tutti gli
altri. Ogni livello è reso possibile
dall'integrazione di quelli inferiori, ed insieme a questi rende possibile
quello superiore. In tutti gli
organismi viventi la cellula presa per sé è solo una cellula: come tale si
riproduce, ha il suo metabolismo, vive e muore potendo alterarsi per
molteplici ragioni. Ma le cellule
possono differenziarsi, specializzarsi,
costituendo tessuti ed organi che, delegati a processi più articolati,
costituiscono in questo modo un livello funzionale più elevato, in grado di
consentire possibilità di adattamento più duttili e complesse. L’ulteriore
differenziazione di tessuti ed organi che si integrano in modo progressivamente
più complesso fra loro, consente livelli funzionali più elevati ancora, tali
da rendere possibili modalità vitali sempre meglio evolute.
Ciascuno di tali livelli
funzionali ha caratteristiche e leggi esclusivamente proprie, non riducibili a
quelle dei livelli inferiori. Tanto
meno tali leggi sono semplificabili, in ultima analisi, con principi basilari
che tutte le spieghino. Così, la proliferazione di cellule tumorali nel fegato
di un topo obbedisce a leggi che nulla hanno a che fare con quelle che
governano i suoi comportamenti di nidificazione e riproduzione, benchè -
ripetiamo - sussistano relazioni circolari multiple tra i suoi vari livelli
funzionali, ed un cancro al fegato possa quindi danneggiare, ad esempio, molte
sue funzioni vitali.
Tutto ciò ha contraddistinto
attraverso il tempo lo sviluppo della vita in tutte le sue forme. Nell'uomo l'emergenza di nuovi livelli
funzionali, e la complessità della loro integrazione, soprattutto per quanto
concerne i processi neurocerebrali e psichici, hanno toccato mirabili
traguardi. Egli elabora e produce mezzi
di adattamento ambientale che sono culturali
e non più solo naturali. Vale a dire che superano di gran lunga,
ormai, quel che la sua sola organizzazione fisica gli consentirebbe. Ciò è
dovuto all'emergere della possibilità di elevatissimi processi di percezione,
codificazione ed elaborazione delle informazioni relative all'ambiente in cui
egli è immerso; ma soprattutto allo sviluppo del misteriosissimo fenomeno
della coscienza. La quale, abbiamo
ragione di credere che, seppure non sia suo monopolio, l'uomo possegga in grado
molto più esteso rispetto agli altri esseri viventi, che eventualmente con lui
la condividano.
In forza di ciò nell'homo sapiens sussiste il più elevato
livello funzionale finora comparso in natura, che è quello dei suoi processi
psichici, pervenuti a caratteristiche di tremenda complessità. Quel che gli fa
assegnare dagli uomini di fede, a lui solo, anche un'essenza spirituale. Tali
processi sostanziano un'entità tanto concreta quanto immateriale, che possiamo
descrivere esclusivamente in termini fenomenologici. L'unica di cui abbiamo esperienza primaria e diretta (cogito, ergo sum), e che tuttavia si
sottrae ai più eroici sforzi di oggettivarla:
ciò che definiamo psiche o mente. Questa, benchè appaia strettamente legata ai
processi neurocerebrali, ed anche agli altri livelli funzionali
dell'organismo, a quelli od a questi non può essere ridotta in alcun modo,
essendo per contro manifestamente capace di influenzarli in modo
impressionante. Le malattie
psicosomatiche, ad esempio, derivano da questa realtà.
Entro certi limiti noi siamo
in grado di descrivere le funzioni organiche, anche quelle neurocerebrali, nei
termini di processi biochimici, bioelettrici e fisiologici, di cui intravediamo
la tessitura consequenziale nella sua complessità e continuità. Ma tra questi
ed il livello funzionale dei processi psichici che li sottende, e che, con ogni
evidenza, appartiene ad un altro ordine di realtà, v'è un salto qualitativo
impossibile a spiegarsi con i procedimenti sperimentali della scienza moderna:
nè si può immaginare come possano riuscirvi in futuro. Una perfetta
comprensione dell'ordine di realtà rappresentato dai processi mentali
probabilmente ci è preclusa per i limiti intrinseci, biologicamente
determinati, del nostro apparato neuropsichico. Avviene qui qualcosa di analogo alla nostra impossibilità di inquadrare,
in termini convenzionalmente logici, alcuni fenomeni riguardanti la fisica che
ci appaiono, pertanto, incomprensibili.
Si pensi, ad esempio, al comportamento contemporaneamente corpuscolare
ed ondulatorio delle emissioni di energia.
Oppure alla nostra impossibilità di percepire il misterioso quid, sottostante alla materia ed
all'energia, se non in termini antitetici, o come l'una o come l'altra. Oppure
ancora all'apparente assurdità del principio di indeterminazione di Heisenberg.
Il mondo di sensazioni,
emozioni e pensieri che il più semplice degli uomini può soggettivamente
sperimentare, appare incomprensibile ove si pretenda di dedurlo da quanto siamo
in grado di descrivere dei processi cerebrali.
Per trarne criteri esplicativi, esige pertanto l'elaborazione di sistemi
concettuali del tutto specifici, quali sono appunto quelli della psicologia,
una scienza che non può avere, se non in minima parte, i metodi ed i
riferimenti della scienza sperimentale, per la buona ragione che questa è impotente
ad afferrare le leggi che governano la mente.
3 – Vulnerabilità del “sistema uomo”.
Da quanto abbiamo esposto
discende la necessità di considerare la mente come una funzione distinta del sistema uomo, inscindibilmente connessa
con tutte le altre. Questa affermazione non è così ovvia come sembrerebbe,
perchè, malgrado non sia contestabile nel quadro di una discussione scientifica,
stenta moltissimo ad essere accettata sul terreno pratico. Ad esempio, molti medici privi di cultura
psicologica negano, tuttora, che molteplici malattie fisiche possano essere
scatenate dalla mente. Tra loro v'è anche chi sostiene come perfino tutti i
disturbi esclusivamente mentali, abbiano sempre una causa fisica. Che non la si trovi, significherebbe
soltanto che, per ora, è inafferrabile. Oppure, quando possono essere
evidenziate, si attribuisce importanza decisiva ad alcune alterazioni
biochimiche dei processi neurocerebrali, senza porsi il problema se, invece
che causa, non possano essere effetto della sofferenza psicologica.
Quanto al volgo, anche
quando non sia del tutto incolto, ben raramente possiede la chiara
consapevolezza che eventi nocivi possono danneggiare la mente e, attraverso
questa, anche il corpo. Si suppone che
la psiche, poichè è impalpabile ed immateriale, non esista di per sè, ma
coincida con la struttura organica. Se ne dovrebbe perciò dedurre che le sue
sofferenze, dal momento che mancano di concreti riscontri organici, benchè
reali, sono fittizie. A dissiparle, secondo lo sbrigativo ottimismo di molti
che non hanno dubbi sulla propria ragionevolezza, basterebbe un atto di
volontà. Cioè, postulando contraddittoriamente da una parte quanto si nega
dall'altra, si sostiene che la mente, se funziona male perchè è malata, per
guarire deve funzionare come quando è sana.
In realtà, si sa da sempre
che la mente può non soltanto ammalarsi a causa del corpo, ma anche alterarsi
primariamente essa stessa, ed influire sulle funzioni fisiologiche. Già l'arte
medica degli antichi era costellata da questa consapevolezza, che si è poi
perduta, per lo meno nella medicina ufficiale, al sopravvenire del positivismo
ottocentesco con le sue concezioni meccanicistiche e materialistiche,
eccessivamente semplificatrici di ogni realtà. La scienza moderna se ne sta
liberando, ma con fatica, e non a tutti i livelli contemporaneamente.
L'uomo, proprio perchè si è
straordinariamente evoluto nei suoi processi neurocerebrali e psichici, in
forza della loro complessità, appare sempre più vulnerabile a tutti i livelli
funzionali, attraverso l'interazione di cui più sopra abbiamo parlato. Che la
mente possa essere danneggiata da malattie organiche o traumi fisici, appare
scontato. Meno evidente, e tuttavia molto difficilmente contestabile, perché
confermato da una sterminata quantità di osservazioni, risulta il fatto che
l'esposizione a influssi stabilmente o traumaticamente ansiogeni, può produrre
disturbi psicologici più o meno gravi.
Infine, ancor meno chiaro, agli occhi del profano, è il dinamismo per
il quale una sofferenza psicologica arriva a determinare disturbi fisiologici
e vere e proprie malattie organiche. Tuttavia l'interazione multipla tra tutti
i livelli funzionali del sistema-organismo, rende possibile questa eventualità
non meno di quella contraria. La
trasmissione di effetti patogeni tra i vari livelli funzionali organici del
sistema, quando la causa primaria risieda in uno qualsiasi di questi,
attualmente è in buona misura identificabile e spiegabile. Così, ad esempio, è
possibile descrivere in termini biochimici e biofisici, come una carenza
vitaminica od una infezione tetanica arrivino a coinvolgere progressivamente,
disorganizzandoli, i vari livelli funzionali dei sistema. Per contro ciò non si può fare, quando la
causa patogena primaria si collochi al livello dei processi psichici. 0 meglio,
non si può tradurre in concetti causalistico-biologici l'azione della mente
sulle funzioni organiche e, naturalmente, viceversa, per via del salto
qualitativo di cui più sopra abbiamo detto. Tuttavia è stato dimostrato, al di
là di ogni dubbio, come l'induzione, sufficientemente intensa e protratta, di
peculiari stati mentali, possa provocare alterazioni organiche. Con la
suggestione ipnotica, e non solo con essa, si possono provocare sensazioni e
disfunzioni fisiche; determinando specifiche emozioni, o semplicemente stress, si osservano vistosi effetti
sulla funzionalità endocrina, sulla pressione ematica, sulla motilità
viscerale, sull'efficienza del sistema immunitario, ecc. E’ stato
sperimentalmente dimostrato come, perfino nelle scimmie, attraverso
l'esposizione a intensi conflitti emotivi, si possano indurre vere e proprie
malattie o lesioni somatiche. Per
converso, le varie forme di psicoterapia, come è noto, influendo sulla mente,
sortiscono molto spesso la guarigione od almeno l’attenuazione di numerosi disturbi
psicosomatici. Insomma, per quanto
enigmatico e conturbante possa sembrarci, dobbiamo ammettere che la mente non
è solo un epifenomeno del cervello, ma costituisce effettivamente una speciale
realtà a sè stante, in stretta interazione con il corpo.
4 - Danni organici e funzionali: loro eziologia fisica o psicogena.
Negli individui una quantità
infinita di eventi può produrre danni fisici o psichici, su base organica o
funzionale. Quando l'esposizione ad un
trauma, o comunque a degli stimoli nocivi, finisce per produrre un'alterazione
a carico degli organi e tessuti del sistema vivente, avremo un danno organico
dal quale, evidentemente, discenderanno minorazioni funzionali. Queste potrebbero
ripercuotersi sugli altri livelli funzionali dell'organismo, attraverso un
complesso di azioni e retroazioni nel modo che si è detto, ed arrivare in casi
estremi a disorganizzarne l'intera funzionalità.
Il danno organico è quasi
sempre classificabile con relativa facilità, perchè configura lesioni o
modificazioni dei tessuti rilevabili in modo oggettivo, attraverso le moderne procedure ed apparecchiature
diagnostiche. Ciò consente una ponderazione sufficientemente approssimata delle
menomazioni connesse ad ogni alterazione organica, ed anche -molto spesso-
della loro reversibilità o meno.
In molti altri casi, invece,
possono verificarsi dei danni che non presentano alcun riscontro organico
afferrabile oggettivamente. Saremmo
quindi in presenza di menomazioni esclusivamente funzionali, riguardanti uno o
più livelli sistemici, senza che si possa ricondurle a significative
alterazioni o lesioni di organi e tessuti del corpo.
Un'altra fondamentale
distinzione si basa sul fatto che, sia le lesioni ed alterazioni di organi e
tessuti, che le menomazioni semplicemente funzionali, possono avere
un’etiologia strettamente biologica, oppure psicogena. Vale a dire che il primum movens è questione
di elementi fisici (virus, batteri,
lesioni traumatiche, intossicazioni, anomalie costituzionali, ecc.), oppure
risiede in specifici stati mentali sufficientemente intensi e protratti. Facciamo un paio di esempi. Tra le
molteplici cause fisiche capaci di produrre l'ulcera gastrica può esservi una
intossicazione, ma possono provocarla anche specifici stati emotivi impediti
in ogni espressione diretta e lineare. Questi ultimi possono anche essere
responsabili -per quanto concerne le menomazioni esclusivamente funzionali- di
una colite mucosa, che peraltro potrebbe discendere semplicemente da un’alimentazione
inadeguata.
Insomma -ai fini della
nostra discussione ciò è particolarmente importante- ripetiamo che i danni
psicologici sono suscettibili di non risolversi soltanto in deformazioni della
personalità, bensì, attraverso il cervello, possono alterare anche i livelli
funzionali inferiori dell'organismo, configurando così uno stato di malattia
secondo la più classica terminologia medica.
5 - La prospettiva del giudice e le sue difficoltà.
Nella prospettiva del
giudice chiamato a pronunciarsi sulla effettiva realtà, ed anche su una
quantificazione patrimoniale dei danni prodotti da traumi e stimoli nocivi,
tale problematica si presenta piuttosto ardua, rispetto alla prima esigenza
non meno che alla seconda.
Non v'è dubbio che in molti
casi la diretta concatenazione causa-effetto, tra molteplici eventi e specifici
danni a persone, sia di palmare evidenza e risulti inoppugnabile. Quand'è così
resta il problema della quantificazione patrimoniale che, tuttavia, se i danni
sono fisio-organici, trova abbastanza spesso una qualche soluzione, sia pure
attraverso valutazioni necessariamente più artificiose che realmente
adeguate. Ma vi sono molti altri casi,
nei quali non è dimostrabile una diretta relazione tra ciò che si suppone sia
la causa, e le menomazioni che ne sarebbero l'effetto. Non si potrebbe cioè dare per scontata l'equivalenza
di post hoc con propter hoc. Ciò è vero
soprattutto quando, in assenza di obiettivi riscontri organici, si deve giudicare
di menomazioni psichiche e psicosomatiche. E’ assolutamente probabile che una
colite spastica si colleghi ad un ambiente di lavoro troppo ansiogeno; oppure
che il precipitare di una grave nevrosi sia dovuto all'aver subìto una
rapina. Ma evidenziare in modo
incontestabile un diretto nesso causale tra i due ordini di eventi, è
tutt'altra questione. Anche perchè, non
di rado, almeno inconsciamente, quegli che collega i propri disturbi mentali o
distonici a specifici eventi o situazioni di cui fa carico a terzi, è motivato
a protrarli ed anche ad aggravarli dal fatto che ne intravede un vantaggio
patrimoniale, quando si profilino un risarcimento od una pensione. E’ possibile
insomma che gli eventi o gli stimoli, che vengono assunti come responsabili
del disturbo psicologico o psicosomatico, ne siano stati l'elemento scatenante,
ma non la causa necessaria e sufficiente.
Per rifarci agli esempi sopra esposti, sia la colite spastica che la
nevrosi avrebbero potuto essere latenti, od anche presenti, ma con minore
intensità, da lungo tempo, e si sarebbero comunque progressivamente aggravate
per l'inadeguatezza dello stile di vita del loro portatore. Gli psicologi che
abbiano sufficiente esperienza di psicoterapia, verificano spesso siffatte
circostanze.
Tuttavia ciò non esclude
affatto che, primariamente e specificamente, il livello funzionale della mente
possa essere danneggiato da traumi fisici o psichici, oppure dal prolungato
contatto con situazioni troppo sature di stimoli ansiogeni. Questa certezza si basa soprattutto su
osservazioni estensivamente condotte dagli specialisti di questi problemi. Esistono naturalmente delle teorie in
merito, quasi tutte di derivazione dalle più accreditate dottrine di
psicodinamica e di neuropsicologia. Ma
nessuna di queste è in grado di escludere gli ampi margini di opinabilità, che
in questa tematica sono più la regola che l'eccezione. Si potrebbe affermare
che in quest'ambito, molto più che nelle altre scienze, la verità resta
provvisoria e relativa.
La discussione delle ragioni
di ciò ci porterebbe troppo lontano. Ci
contenteremo di dire che le variabili da considerare in siffatti problemi sono
numerose e di formidabile complessità, cosicchè integrarle in una teoria in grado
di reggere il sistematico confronto con la realtà, risulta per ora
impossibile.
Vi sono tuttavia molte
circostanze -quelle meglio studiate quantitativamente e qualitativamente dagli
specialisti- nelle quali si può sostenere, in modo assolutamente plausibile, la
concatenazione causa-effetto tra determinati eventi e specifiche disfunzioni
psichiche, ivi compresa, eventualmente, la componente psicosomatica. Tali
circostanze, naturalmente, andranno comunque valutate, di volta in volta, da
specialisti. Si può accettare
tranquillamente -anche se, ripetiamo, in nome di correlazioni statisticamente
molto significative, più che di perfezionate teorie- che gravi traumi psichici
possono costituire il fattore etiologico primario di disturbi psicoaffettivi
della più varia natura. Si può
convenire altresì, per le medesime ragioni, che gli stessi disturbi possono
discendere anche da situazioni psicologicamente ansiogene che - senza
concentrare in breve spazio di tempo la forza tipica del trauma- si protraggono
a lungo, e cumulando la loro azione, ottengono in questo modo effetti di disorganizzazione
mentale più o meno permanenti. Ciò è
confermato da una quantità sterminata di osservazioni, di cui si riferisce in
una estesissima letteratura.
Per quanto concerne gli adulti, valgano
un paio di esempi per tutti. Si sa con
certezza che quasi tutti i reduci dai campi di concentramento nazisti non sono
mai più riusciti a guarire da gravi disturbi nevrotici o psicotici, malgrado
tutte le possibili cure. Più
recentemente si è osservato come una impressionante quantità di giovani,
tornati dalla guerra nel Vietnam, abbia radicato disturbi psichici della più
varia gravità, ribelli a qualsiasi cura, anche quando sia stata seriamente e
sistematicamente applicata; disturbi che nelle fasi precedenti della loro vita
non avevano mai avuto.
E’ noto, infine, che molto
spesso un incidente, un lutto, una violenza patita, precipitano processi di
grave disorganizzazione psichica anche in personalità in precedenza
perfettamente equilibrate e adattate.
Ma soprattutto sono stati
compiuti studi sistematici e approfonditi in merito all'età evolutiva. Dopo i lavori di di A. Freud, Spitz, Bowlby,
Winnicott, Robertson, Durfee e Wolf, ecc. è divenuto impossibile negare la
correlazione esistente tra disturbi mentali, psicopatie e malattie
psicosomatiche in bambini e ragazzi da una parte, e l'esposizione a situazioni
ansiogene dall'altra. Soprattutto
quelle determinate da relazioni interpersonali disorganizzanti, quali si
verificano essenzialmente nel contatto con genitori immaturi, irresponsabili,
mentalmente malati, anaffettivi o violenti.
Chi sia investito della funzione di giudicare e decidere in casi
consimili, dovrà tener presente che l'esposizione a stimoli ansiogeni durante
l'età evolutiva, ha effetti gravemente distruttivi. Tanto maggiormente ed in modo tanto meno reversibile, quanto
minore sia l'età della vittima. Una
realtà, questa, che stenta ad essere percepita, sia dalla gente comune, che
dagli addetti ai lavori.
6 - Accertamento dei danni psicologici.
Dovrebbe essere evidente,
dopo tutto quanto abbiamo esposto, che un accertamento di danni psicologici che
voglia essere affidabile, non può limitarsi al solo esame dei processi mentali. Sono invece necessari anche specifici esami
dei livelli funzionali bio-organici del sistema-organismo. Ciò esige la stretta
collaborazione tra il medico e lo psicologo. Il primo è competente per i
livelli funzionali organici; il secondo lo è per i processi mentali,
afferrabili -come abbiamo detto- solo fenomenologicamente.
Contrariamente a quanto suole avvenire,
elemento importantissimo di questa collaborazione ha da essere la chiara
consapevolezza, da parte del medico, che la mente non coincide col cervello;
e, da parte dello psicologo, che i processi psichici sono strettamente
collegati con quelli organici. Si
tratta, insomma, di tradurre effettivamente in pratica ciò che viene accettato
senza difficoltà in teoria: l'unità di psiche e soma. Gli esami psicologici
devono essere preceduti da quelli fisici.
Questi ultimi forniranno un quadro della condizione fisioorganica del
soggetto, evidenziandone le malattie vere e proprie, o le semplici alterazioni
funzionali psicosomatiche. Bisognerà poterne desumere quali elementi di
patologia organica o funzionale possano essere causa, oppure effetto, di
disfunzioni psicologiche. Andranno
quindi esaminati i disturbi specificamente mentali nel loro attuale
manifestarsi, e nella loro storia.
Da tutto ciò dovrà emergere
un quadro di personalità, psichico e fisico, che chiarisca in modo coerente le
varie zone di patologia e di disfunzione dell'intero organismo, dettagliandone
le reciproche relazioni, per quanto consentono le attuali conoscenze
scientifiche.
Infine, quando sia
necessario accertare l'eventualità di una connessione tra determinati eventi
traumatici o comunque nocivi, ed il manifestarsi di specifici danni psichici,
bisognerà dedicare un'attenzione particolarissima a due variabili fondamentali. Da una parte, l'entità del trauma o degli
stimoli nocivi, cui il soggetto sia stato esposto; dall'altra, la sua
vulnerabilità fisica e psichica, che dovrà risultare, tra l'altro, da una
accurata ponderazione della sua evoluzione psicologica e della sua anamnesi.
Siamo consapevoli che la
prassi abituale è molto più sbrigativa e semplificata, rispetto a quanto siamo
venuti delineando. Ma gli accertamenti dei danni psichici divengono tanto più
attendibili, quanto più ci si accosta alla chiarificazione del complesso di
elementi che abbiamo discusso, e che -per concludere- sintetizzeremo così:
a) presenza di patologie
organiche;
b) presenza di disfunzioni
mentali;
c) rapporti reciproci e
circolari di
causa-effetto tra a e b;
d) valenza etiologicamente primaria
per i disturbi mentali, o per quelli
organici da cui derivino, della
eventuale esposizione a traumi o
stimoli nocivi.
(1) Cfr. J. Eccles e K. Popper, L'lo ed il suo cervello, Armando, Roma;
G. Ryle, The
concept of mind, trad. It.: Lo spirito come
comportamento, Einaudi, Torino.