OSSERVAZIONI SULLA FUNZIONE GENITORIALE NEL PERCORSO CLINICO DEI TOSSICODIPENDENTI (I. Curreli)

(Seconda parte)

                            

 

        Nella prima parte di questo lavoro (pubblicato sull'ultimo numero di questa rivista) abbiamo evidenziato la necessità di meglio articolare i progetti terapeutici per la riabilitazione degli alcol e tossico-dipendenti, genitori di figli minori, con interventi finalizzati alla valutazione e al recupero delle loro capacità genitoriali. I risultati di un’indagine conoscitiva sul fenomeno genitorialità degli alcol e tossicodipendenti, condotta presso il Ser.T. di Ciriè-Lanzo-Venaria, hanno rinforzato la nostra idea che i Ser.T. debbano mettere a punto moduli organizzativi e protocolli operativi che consentano la presa in carico diagnostica e terapeutico-riabilitativa multiprofessionale anche dei problemi connessi alla funzione genitoriale dei nostri utenti, accanto e insieme alle altre problematiche sanitarie e psico-sociali  connesse o meno alla condizione di dipendenza. 

Inoltre in quasi tutte le ASL del Piemonte si sono costituite e sono diventate operative le équipes multi-disciplinari che, secondo quanto previsto da una deliberazione approvata dalla Giunta Regionale nel maggio del 2000, dovranno occuparsi, a diverso titolo, dei casi di abuso e maltrattamento ai danni dei minori che dovessero verificarsi sul territorio. Di questa équipe fanno parte anche operatori del Ser.T., accanto a rappresentanti di tutti i servizi socio-sanitari potenzialmente interessati al fenomeno dell'abuso nei confronti dei minori.

Tenuto conto dell'espandersi del fenomeno "genitorialità" tra i nostri utenti, genitorialità che se non sempre a rischio di pregiudizio per i minori va comunque considerata "problematica", riteniamo che il nostro servizio possa e debba dare in questa sede un contributo significativo sia sul piano operativo, sia su quello della riflessione teorica.

 

Il gruppo di lavoro sulla genitorialità, costituitosi un anno fa circa presso il nostro servizio, ha concluso la prima fase  di ricerca e studio del fenomeno e sta  curando il passaggio ad una fase di sperimentazione operativa. E' previsto, innanzi tutto, la costruzione di un archivio informatizzato, in continuo aggiornamento, che contenga un minimo di informazioni sui problemi della sfera genitoriale  degli utenti con figli minori, sulle condizioni ambientali in cui vivono i minori, su eventuali manifestazioni di malessere psico-fisico o sociale presenti nei figli, sugli interventi effettuati o in corso sul nucleo familiare da parte di altri servizi sociali e sanitari o da parte dell'Autorità Giudiziaria (Tribunale per i minorenni in particolare).

Questo per ovviare alla grave carenza rinvenuta nelle cartelle cliniche (ed evidenziata dalla indagine conoscitiva di cui sopra) di informazioni sulla genitorialità e sui figli minori degli utenti.

A tal fine è stato messa a punto una scheda di rilevazione dati sulla genitorialità la cui compilazione sarà curata dalla piccola équipe multiprofessionale che ha in carico il singolo caso. Abbiamo pensato che l'utilizzo di questo strumento di lavoro potrà gradualmente consentire  ai singoli operatori e ai gruppi di lavoro  di elaborare un metodo di reperimento, analisi e utilizzo dei dati conoscitivi di cui sopra colmando una lacuna che attualmente è diffusamente sentita nel servizio.

Sono, inoltre, in via di definizione alcuni protocolli operativi riguardanti la rilevazione e la valutazione multidisciplinare  da una parte di quei comportamenti e/o di quelle carenze genitoriali pregiudizievoli che sono ricorrenti nei soggetti alcol - tossicodipendenti; dall'altra dei rischi di pregiudizio a cui sono presumibilmente esposti i minori che vivono in determinate condizioni ambientali a contatto con uno o entrambi i genitori dipendenti da sostanze stupefacenti o alcoliche.

Gli indicatori che possono segnalarci che gli utenti in trattamento hanno capacità genitoriali ridotte,  compromesse o distorte sono, a ben vedere, numerosi e di diversa natura: ad esempio la mancata sospensione dell'abuso di droga o alcol nonostante i trattamenti a cui si sottopongono; la tendenza a non custodire le sostanze stupefacenti (o alcoliche) in luoghi non accessibili ai bambini; l’abitudine all’abbandono  di siringhe o di altro materiale (magari infetto) nella propria abitazione; l'utilizzo della propria abitazione come luogo di ritrovo per persone dedite all'assunzione di droga; l'assumere droga o abusare di alcol quando si è soli in casa col minore; la provenienza da una famiglia d'origine problematica e carenziante nella quale si sono sperimentati, modelli di attaccamento e relazioni distorti; la presenza, accanto ad una dipendenza da droga o da alcol, di disturbi  psicopatologici; il disinteresse, lo scarso coinvolgimento affettivo, il rifiuto oppure la forte ambivalenza manifestati nei confronti del figlio etc. etc.

 

Sullo sfondo di queste condotte o caratteristiche genitoriali noi possiamo ragionevolmente presumere l'esistenza di  tutta una serie di rischi e/o di situazioni pregiudizievoli per la salute psico-fisica del minore. Ad esempio il bambino, specialmente se piccolo ma sufficientemente autonomo sul piano motorio, può   intossicarsi ingerendo sostanze stupefacenti o alcoliche; oppure essere esposto a  rischi  infettivologici  ferendosi con siringhe o altri oggetti infetti trovati nell’abitazione; oppure, ancora, il minore potrebbe ritrovarsi ad assistere al "rito del buco" o essere coinvolto in episodi di violenza o in attività illegali quali spaccio, ricettazione etc.; non dobbiamo sottovalutare il rischio che i bambini possano essere vittime di incidenti domestici più o meno gravi, se trascurati da genitori  sotto l’effetto di droga o alcol o lasciati soli in casa per il  tempo necessario a reperire le sostanze;  in tali sfavorevoli condizioni ambientali è molto alto, come dimostra la letteratura scientifica sull’argomento, anche il rischio di essere abusati sul piano psicologico, fisico e sessuale.

      

E'  importante che tutte le professionalità presenti nel Ser.T., e non solo quelle di area psico-sociale, siano sensibilizzate e formate affinché contribuiscano, ognuna secondo le proprie specifiche competenze, alla rilevazione delle problematiche a carico della genitorialità degli utenti  per poter predisporre interventi a sostegno delle capacità genitoriali oppure, laddove necessario, procedere alla segnalazione all'Autorità Giudiziaria e/o ad altri Servizi Socio-Sanitari  affinchè si adottino le  misure più idonee per tutelare i minori che vivono nelle condizioni ambientali più deteriorate e a rischio.

In particolare i medici e gli infermieri, avendo contatti frequenti con gli utenti e possedendo una buona conoscenza della personalità, delle problematiche, dei comportamenti a rischio degli utenti-genitori, sono gli operatori che, talvolta meglio e prima di altri, potrebbero rilevare l’esistenza di condotte genitoriali  lesive per la salute psico-fisica dei figli e segnalarle tempestivamente affinché vengano avviate indagini psicologiche e sociali che consentano di accertare sia la reale presenza, sia l’entità di fenomeni quali trascuratezza, abbandono o abuso ai danni dei minori. 

 

I protocolli operativi che stiamo elaborando all’interno del gruppo tecnico prevedono interventi di valutazione diagnostica, di sostegno e terapeutici  non soltanto, come è ovvio, nel corso della gravidanza o quando nel nucleo familiare dell’alcol o tossico-dipendente sono presenti figli minori, ma anche più precocemente, in una fase pre-concepitiva.

Non di rado le maternità o le paternità dei nostri utenti vengono preannunciate. Talvolta sono i loro  “agiti”, come ad esempio i comportamenti sessuali  messi in atto senza l’adozione di idonee misure anticoncezionali, a segnalarci il rischio di gravidanze indesiderate (ma, magari, inconsciamente ricercate).

Altre volte sono gli/le utenti che confidano, in genere al medico di riferimento, i loro desideri / progetti di maternità o paternità. Desideri e progetti il più delle volte patologici, perché  impregnati di fantasie salvifiche o derivanti da profondi sentimenti di colpa e dai corrispondenti bisogni di riparazione.

Quasi sempre tali desideri / progetti di genitorialità sono inautentici, distorti, non modulati da un equilibrato esame di realtà che tenga conto dei problemi in gioco. Problemi, talvolta gravi, di carattere sanitario (ad esempio positività all'HIV); oppure abuso di droga o alcol che persiste; o problemi relazionali e/o disturbi psicologici o psicopatologici; o, ancora, precarietà o inadeguatezza abitativa, problemi lavorativi o giudiziari etc. etc.  

 

In un'ottica preventiva ci è sembrato di grande utilità prevedere la realizzazione, in una fase cruciale per il processo di costruzione delle funzioni parentali,  di interventi di counseling  sanitari e/o  psicologici e/o sociali, pensando ad un duplice obiettivo:

  1. prevenire il verificarsi da una parte di gravidanze indesiderate o ad alto rischio sanitario e/o psicologico e/o sociale e, dall’altra, delle IVG che dovessero rendersi necessarie;
  2. offrire tutti i sostegni necessari affinché si faciliti lo sviluppo di una genitorialità il più possibile sana, responsabile e consapevole intervenendo precocemente su quelle difficoltà che,  presumibilmente, diventeranno le future carenze e distorsioni a carico della funzioni  genitoriali.

 

   Il percorso del gruppo di lavoro sulla genitorialità è  appena agli inizi e molta strada resta ancora da fare per arrivare ad una sufficiente e chiara definizione di una cornice operativa sul tema della genitorialità e della protezione dei minori e, soprattutto, per arrivare in seno alle èquipes ad una integrazione tra le professionalità e ad una condivisione degli obiettivi e dei metodi.