Sommario:
viene
presentato, con nomi di fantasia, il caso di una bambina che presenta disturbi
psicoaffettivi, con varie riflessioni soprattutto sull’ambiente nel quale è
nata e vive la minore.
C. è una bambina di 7 anni
che presenta disturbi psicoaffettivi manifesti con iperattività, chiusura,
fobie, ecolalie e labilità nell’attenzione. C. nacque prematura con parto
cesareo all’ottavo mese e dopo un pressoché normale sviluppo iniziò ad avere
una crescita ritardata, infatti appariva poco attiva e la suzione era scadente.
A circa una anno di età nasce il primo fratellino di C. e da lì a poco ella
inizia a manifestare irritabilità e ad agire aggressività nei confronti di
tutti i bambini piccoli. Si succedono numerosi episodi febbrili, otiti, un
intervento chirurgico e l’inserimento all’asilo nido il quale contribuisce ad
incrementare la sua chiusura e vulnerabilità con lo sviluppo di fobie. La
bambina ha da sempre avuto enormi problematiche relazionali non accettando,
chiudendosi a riccio, né carezze né abbracci da nessuno, nemmeno dalla madre.
Con quest’ultima C. vive una relazione contrastante: a netti distacchi fisici e
comunicativi si alternano momenti di forti, e per certi versi violente,
richieste verso la madre la quale deve esaudirle repentinamente. Inoltre non
ricerca una propria autonomia e permane una stretta dipendenza materna. La
madre si trova spesso ad accudire da sola i figli, perché il marito è fuori per
lavoro; tre figli piccoli a cui dover rivolgere molte attenzioni e forse in
alcuni momenti vengono attribuite a C. competenze che ancora, data l’età, non
può avere sviluppato.
L’iter scolastico di C. riproduce esattamente il suo
vissuto interiore: sono presenti problemi relazionali e uno scarso rendimento.
La bambina fin dall’asilo nido si isola, mettendosi in disparte, non parla con
gli altri bambini e non partecipa ai giochi sociali. Dalla scuola materna le è
stata assegnata un’insegnante di sostegno che ha mantenuto anche nella scuola
elementare. Non ha ancora acquisito una sufficiente abilità di lettura, la
scrittura è ad un livello di inizio prima elementare, il linguaggio è povero,
poco intelligibile, poco articolato e con molte dislalie. C. tende a nascondersi dietro i mobili o i
familiari oppure semplicemente si copre il volto con il braccio alla presenza
di persone sconosciute e agisce comportamenti non adeguati alla situazione
soprattutto contro la madre. Presenta un comportamento motorio iperattivo, in
particolar modo nelle sue richieste che devono esaudirsi nel qui ed ora, nel
suo pianto disperato e costante e nel raggomitolarsi a terra nel caso di non
soddisfacimento delle stesse. Durante i primi incontri C. si nascondeva al mio
arrivo dietro una poltrona del salone di casa sua, io la salutavo dicendo il suo nome ma né mi avvicinavo né gli
ponevo domande dirette, perché non volevo essere per lei troppo invasiva.
Parlavo con la mamma e i fratellini e lei era comunque sempre presente nei
nostri discorsi, guardavo interessata i suoi giochi, i suoi disegni, la sua
camera ed esprimevo emozioni verso di lei e poi ho iniziato a rivolgere
maggiore attenzione diretta alla bambina, la qual mi guardava con due occhioni
blu che esprimevano un po’ di preoccupazione, ma nello stesso momento piacere
per quello che facevo e dicevo.
Pian piano, forse anche per curiosità, C. ha
iniziato a guardarci spuntando con la testa e poi non nascondendosi più dietro
un oggetto, si sedeva abbastanza vicino a noi e si copriva di tanto in tanto il
volto con il braccio o avvicinandosi alla schiena della madre. Dopo questa
prima fase di conoscenza, durante la quale la bambina iniziò a fidarsi di me,
iniziammo a giocare insieme e gli incontri successivi si svolgevano con molta
partecipazione di C., utilizzando come mezzo comunicativo tra noi il gioco.
C. manifesta un disagio interiore e problematiche
nello sviluppo psicologico che prendono forma in vari comportamenti e in varie
situazioni. L’irritabilità e l’aggressività si manifestano con la nascita del
primo fratellino e vengono agite non solo verso costui, ma anche e soprattutto
verso la madre. È probabile che l’arrivo del bambino possa rappresentare un
fattore scatenante in C.; si può ipotizzare che tale avvenimento abbia dato
sfogo a qualcosa che era già presente nella bambina, qualcosa che si era venuto
a creare all’interno del rapporto con la madre. La signora P. (madre) riferisce
che la figlia ha manifestato nell’arco della sua breve vita numerosi episodi di
malattie fisiche e ciò dovrebbe essere approfondito perché potrebbero essere significativi
segnali psicosomatici.
Si vede, infatti, che C. utilizza molto il corpo e
gli agiti, cercando in tale modo di dialogare e di comunicare i suoi stati
d’animo; senza dubbio tale canale comunicativo è più semplice da utilizzare, ma
è anche il più primitivo che dovrebbe evolversi integrandosi con il linguaggio
o comunque con comportamenti consoni alle situazioni. C. non ha imparato o non
ha potuto imparare altri canali e su questo aspetto sarebbe opportuno indagare
e lavorare.
C. presenta un rapporto ambivalente con la mamma, e
la sua marcata iperattività può essere indice di una richiesta di contenimento,
venuto forse a mancare da parte delle figure parentali. Occorre indagare il
rapporto esistente tra madre e figlia, soprattutto quello sviluppatosi nei
primi mesi di vita della bambina. C. è la sorella “maggiore” di due bambini,
poco più piccoli di lei, a cui apparentemente occorre forse rivolgere maggiori
attenzioni e accudimenti e verso i quali la bambina assume comportamenti non
adeguati.
C. comunica
la sua richiesta e necessità di accudimento riducendo la sua autonomia, per
esempio evitando di vestirsi e di lavarsi da sola. Inoltre manifesta il suo
disagio interiore concretizzandolo in atteggiamenti di chiusura e asocialità
alternati ad aggressività che prendono forma in tutto il suo iter scolastico,
caratterizzato da problematiche nel rendimento e soprattutto nei rapporti con i
pari e le insegnanti. Potrebbe risultare significativa la somministrazione di
alcuni test per approfondire la diagnosi di C.: si potrebbe comprendere per
esempio se gli scarsi risultati didattici siano da attribuirsi solamente a
problematiche di carattere psicoaffetivo o se sia presente anche un lieve
ritardo mentale. Si evince un’aggressività
repressa che a volte scoppia e trova sfogo in comportamenti violenti e in
pretese di immediata soddisfazione delle sue richieste (attraverso pianti
disperati, urli e buttandosi a terra); tali atteggiamenti sottendono un certo
disagio e una forte tensione interiore. Quello che si evidenzia dal
comportamento e dagli atteggiamenti di C. è una probabile deformazione della
sua organizzazione psicoaffettiva; causata forse da un ambiente affettivo
primario non sufficientemente funzionale allo sviluppo psicologico della
bambina. Può essere importante indagare il ruolo del papà all’interno della
famiglia, come viene vista la figura paterna dai vari componenti, ma
soprattutto il rapporto tra C. e il papà per osservare se i sintomi della
bambina risultano essere gli stessi o se ci sono cambiamenti. Penso possa
essere utile anche indagare se intorno a C. sono presenti anche altre figure
che rivestono un importante ruolo nella sua educazione e quali siano i suoi
rapporti con esse.
La signora P. mi parla di una sua età evolutiva per
nulla facile: presenta l’infanzia come dura e difficile, vissuta come sorella
maggiore con molti “doveri” a cui far fronte. Non crebbe in un ambiente
particolarmente affettivo nei suoi confronti e mi riferisce che “troppo affetto
esplicito non fa bene perché crea dipendenza”. Da queste parole credo si possa
evincere un’infanzia e un’adolescenza della signora vissute con un’educazione
troppo severa e prive di spensieratezza. Tutto ciò si ripercuote sul modo di
vivere la sua vita familiare oggi e soprattutto il suo modo di educare i figli
e di instaurare rapporti con loro; in modo particolare è significativo per
comprendere il rapporto ambivalente esistente con la figlia “maggiore” e la sua
modalità di creare un ambiente affettivo che dovrebbe essere sufficientemente
adeguato per uno sano sviluppo psicologico ed educativo dei bambini.